giovedì 9 febbraio 2012

La cortina fumogena...prima parte


Quella del mercato del lavoro, insieme a quella fiscale, si preannuncia come la riforma delle riforme. Almeno se la si riuscirà a fare decentemente, e non all’italiana. L’occasione è irripetibile, ha detto la ciarliera ministra Fornero, che vede nella riforma del mercato del lavoro un treno che non si deve perdere “ e che prenderemo anche senza l’accordo con i sindacati”. Quella del lavoro è un passaggio ritenuto fondamentale dal governo Monti per riavviare il motorino di accensione dell’economia italiana: dobbiamo tornare a crescere e, quindi, a produrre e, quindi, a lavorare di più. Come? Le idee sono abbastanza chiare: per cominciare il governo vuole mettere mano all’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, che si interpone ai licenziamenti discriminatori, senza giusta causa o ingiustificati. E lo fa con un trasporto passionale e appassionato, un giorno col premier Monti che depotenzia il concetto di posto fisso; il successivo con l’inedita coppia Fornero/Cancellieri  sui licenziamenti e sulla “mammonaggione” dei nostri giovani, poco inclini ad andare a lavorare lontano da mammà. Le sortite dei suddetti hanno provocato ovviamente un’ondata di sbigottimento e di fastidio, non essendo l’articolo 18 elemento dirimente per creare occupazione in un momento in cui l’occupazione serve come il pane, anzi per il pane. Devo dire subito che condivido quei concetti (che però andrebbero meglio spiegati), al contrario però della strategia in cui sembrano essere inseriti. Considerare l’articolo 18 un tabù da eliminare e anteporre la sua rivisitazione al resto della riforma del mercato del lavoro (ammortizzatori sociali, ingresso al lavoro, precarietà, garanzia del mantenimento in attività con la formazione e gli aggiornamenti professionali anche da temporaneamente disoccupati, per non parlare del ritorno di una scuola che formi non solo le menti, ma anche le capacità manuali), francamente mi pare una furbata. Insomma, una cortina fumogena, un espediente per creare un precedente da trasformare in materia di trattativa, magari per concedere qualcosa che poi in realtà non sarebbe pensabile non concedere (come la conferma di cig e cigs per i prossimi due anni e, magari, il differimento di parte della riforma delle pensioni). Gli imperativi del governo Monti, riverberatisi anche nelle linee guida della riforma del mercato del lavoro sono: crescita e occupazione e non escludo che il vero obiettivo del governo, più che l’articolo 18, sia mettere mano al costo del lavoro. Se così fosse, ne vedremmo davvero delle belle.
….continua….