sabato 27 giugno 2015

DEMOCRAZIA E VOLONTA' DEI POPOLI, IL TERRENO INESPLORATO

Siamo entrati ufficialmente in quello che qualche tempo fa Mario Draghi definì il "terreno inesplorato". L'Unione Europea ha staccato la spina. Niente proroga al piano di salvataggio greco, dopo l'indizione del referendum popolare proprio sul quel piano che il premier ellenico Tsipras aveva indetto ieri sera per il prossimo cinque luglio. Un ulteriore tentativo di alzare l'asticella proprio all'immediata vigilia di un Eurogruppo in cui si sarebbe dovuta scrivere la parola "fine" a una trattativa estenuante durata oltre quattro mesi, tra tira e molla infiniti, passi avanti e retromarce reciproche, minacce e blandizie incrociate. Un andamento schizofrenico più simile a una rumba che a un negoziato. E a menare le danze il premier greco Tsipras col suo ministro delle finanze Varoufakis, fronteggiati da altri due mastini come il ministro delle finanze tedesco Schauble e il presidente dell'Eurogruppo Dijsselbloem. Un passo più indietro, apparentemente defilati, Mario Draghi e Angela Merkel, ma attivissimi nell'incoraggiare una soluzione non conflittuale per non aprire una crepa nell'unità monetaria il primo, per non dover affrontare le inevitabili polemiche sulla disastrosa gestione a trazione tedesca di una crisi nata nel 2010 e che nel 2010 poteva essere risolta, se proprio la Germania non si fosse messa di traverso. Le differenze tra le parti stanno nelle frasi dei protagonisti nella conferenza stampa a fine Eurogruppo. Varoufakis: "non sarà un referendum sull'euro. Dall'euro non si può uscire, non esiste la grexit. La domanda del referendum sarà molto semplice: volete che sia firmata la proposta che ci è stata sottoposta? L'Eurogruppo parla a sproposito di credibilità riferendosi alla Grecia. Che credibilità hanno programmi che negli ultimi cinque anni ci hanno dissanguati? Oggi e' un giorno triste per l'Europa." Dijsselbloem, presidente Euroguppo: "bocciata all'unanimità la proposta greca di proroga fino al referendum. Il programma di aiuti scadrà martedì 30 giugnoAdesso ci riuniremo per valutare tutte le conseguenze. Lo dico con dispiacere, ma per la Grecia ci saranno dei rischi. Di chi sarà la responsabilità se il debito greco ricadrà su tutti i cittadini europei? La responsabilità è della Grecia."

venerdì 26 giugno 2015

OBIETTIVO: MEDITERRANEO

Oggi leggo due notizie che nel marasma insanguinato della jihad mi hanno colpito: 1 - "Pechino pronta ad aiutare la Grecia affinché resti nell'Eurozona." 2 - Putin chiama Obama per parlare di Ucraina, Is, Iran Segnali di disgelo del Cremlino. Il presidente russo telefona alla Casa Bianca per affrontare i temi più caldi dell'agenda politica internazionale Già, perché Pechino dovrebbe offrire alla grecia aiuti per restare nell'Euro? e poi ho pensato all'accordo tra atene e mosca sul gasdotto turkish stream, che passerà dalla grecia bypassando l'ucraina, con putin disposto a fare un prestito ad atene pari al 100% dell'importo del gasdotto. e alle sanzioni Ue alla russia sulla vicenda ucraina. e al fatto che pechino detiene 1224mld di dollari di debito statunitense (secondo creditore al mondo dopo il giappone per un solo mld). e al fatto che l'europa resta soggetto sostanzialmente passivo per la sua sudditanza geopolitca con gli Usa ed economica con la cina. ma questo cosa c'entra, mi sono chiesto ancora. e poi ho pensato che, se atene uscisse dall'euro, il suo alleato naturale sarebbe proprio mosca (non più pericolo comunista, anzi mai così anticomunista come con putin), in grado di sostenere sia i debiti greci con i creditori che il suo rilancio economico fuori dalla Ue. col vantaggio impagabile per putin di essere riuscito dove neanche la grande unione sovietica con la jugoslavia e l'albania (erano paesi comunisti, ma non allineati): avere uno sbocco diretto sul mediterraneo. Ok, ma con la cina che c'entra? beh, la cina potrebbe c'entrare con parecchie cose: si sta comprando il centrafrica da cui nasce l'ondata di migrazione spinta dal basso e velocizzata dalla jihad; sta salendo a nord pian piano, con la siria (in Medioriente) dilaniata e il Maghreb (Nordafrica) sotto attacco dell'isis, ma con la turchia (paese della Nato a trazione americana, non dimentichiamolo) curiosamente indifferente. mosca ha sempre detto che bisognerebbe agire militarmente subito e in maniera decisa per spazzare via bande tribali e jihad che veste nike e va in giro con i suv tirati a lucido a decapitare e a devastare, mentre gli Usa non muovono un dito. perché Obama non muove un dito contro l'isis, quando in un recente passato l'amministrazione americana si è dimostrata assai sensibile a far fuori i cosiddetti leaders canaglia? Scrive Limes: "La domanda cinese di risorse naturali e la necessità dell’Africa di dotarsi di infrastrutture permettono alle relazioni sino-africane di svilupparsi rapidamente. Nell’arco di dieci anni, gli scambi commerciali decuplicano passando dai venti miliardi del 2003 ai 200 miliardi del 2012, registrando un tasso di crescita annuale del 16%. Nel 2014, le importazioni cinesi dall’Africa superano i 200 miliardi di dollari, mentre quelle africane dalla Cina a 93 miliardi di dollari. A titolo di esempio, le autorità cinesi dichiarano che tra il 2005 e il 2012 il flusso degli investimenti diretti in Africa è sestuplicato (da 392 milioni a 2,5 miliardi di dollari) di dollari, mentre incongruentemente il capitale creato è aumentato di tredici volte passando da 1,5 miliardi di dollari a 21 miliardi di dollari." affaccio sul mediterraneo: è quello che vogliono sia la russia che la cina e chi arriva per primo vince sull'altro. con una postilla, ma non da poco: la cina è il secondo stato proprietario al mondo del debito pubblico americano, con 1223 mld di dollari. E forse quella telefonata di Putin a Obama potrebbe portare a una svolta.