L'ecodoppler è una tecnica diagnostica che impiega l'effetto Doppler dei fluidi in movimento per rappresentare graficamente il passaggio di sangue nei vasi attraverso l'uso degli ultrasuoni. Ecco, oggi l'economia è come un sistema circolatorio complesso: complicato da fattori, politici, spesso non benevoli e da tenere sotto osservazione. magari con un ecodoppler. Appunto
venerdì 25 aprile 2014
lunedì 14 aprile 2014
Il coraggio di puntare sullo sviluppo
Anche la crescita ha la sua obsolescenza programmata.
Forse è questo il punto focale di una discussione che non si vuole affrontare: serve ancora, quanto serve e a chi serve parlare ancora di crescita? Cosa vuol dire esattamente “crescita”? quanto questo concetto è legato al benessere effettivo dei popoli? Perché si persegue la crescita, veramente, e non, magari lo sviluppo? E, soprattutto, quanto la crescita economica di uno stato, di una nazione, di un continente, porta questo effettivamente a svilupparsi? La crescita è il realizzarsi di una serie di contingenze di carattere economico, finanziario e commerciale che ha alla base la produzione e il consumo, il consumo e la produzione. Quando i due meccanismi vengono sincronizzati dalle giuste politiche determinano la crescita. E la crescita, una volta avviata, tende a “crescere”: e cresce, cresce, con la produzione che stimola i consumi che a loro volta stimolano la produzione che stimola i consumi… niente di diverso, se guardiamo bene, dallo svilupparsi di una qualsiasi bolla speculativa. Che, come ogni bolla, è destinata a scoppiare, se non è governata da una bilanciamento virtuoso dei suoi meccanismi di espansione. Una bolla speculativa, la crescita, la più grande, che ingloba tante bolle una dentro all’altra. La crescita è scoppiata negli Stati Uniti come una bolla qualsiasi. La crescita è scoppiata in Europa, come un’altra bolla. la crescita sta per scoppiare in Cina e in Brasile, esattamente con gli stessi presupposti già noti nei continenti “cresciuti”: puntare all’aumento dei consumi, che produce lavoro, che produce benessere per molti e ricchezza per pochissimi, in un continuo rincorrersi a depauperare le risorse del pianeta, sempre più difficili e sempre più costose da estrarre, da distribuire per garantire la “crescita” per tutti. Tanto costose da rendere insopportabili i costi di produzione a cominciare da quello del lavoro. E la bolla scoppia: disoccupazione, crollo dei consumi, crollo della produzione, benessere cancellato, scivolamento repentino delle classi sociali verso il basso, crollo della fiducia, depressione sociale su larga scala, scontento e rabbia scomposta. e una ricchezza liquida senza precedenti accumulata negli anni che oggi non si sa come rendere proficua proprio perché a mancare è la fiducia. La “crescita”, diventata paradossalmente obsoleta come tutta la tecnologia a obsolescenza programmata progettata negli ultimi cinquanta anni: come una banale stampante programmata per smettere di funzionare dopo 18mila copie stampate, solo perché così ordina un chip programmato al suo interno. Dopo 18 mila copie stampate non importa se la stampante sia ancora valida, ne devi comprare un’altra perché la crescita non può fermarsi. Quando il Pil mondiale è previsto in crescita del 3%, vuol dire che la bolla è scoppiata e che bisogna immediatamente rimodulare tutte le politiche economiche e sociali su un altro concetto: lo sviluppo. Perché si può crescere meno, ma svilupparsi molto di più riconquistando il benessere economico e sociale: preservando le risorse del pianeta, migliorando le condizioni dei popoli nella loro vita di tutti i giorni, perseguendo quel progresso che guardi a un futuro a lungo termine, fatto di qualità e di solidità: negli aspetti materiali come in quelli etici, politici e sociali. E qualità e solidità, avendo il tempo come alleato strategico, portano guadagno, sempre e per tutti.
sabato 5 aprile 2014
ITALIANS DO IT BETTER
Bazooka. Misure non convenzionali. Siamo pronti a tutto. Mario Draghi lo va dicendo da tempo e da tempo va coniugando questi termini con dei concetti semplici ma inconfutabili: l'Eurozona arranca, sebbene a medio lungo termine le previsioni siano più ottimistiche. Ma adesso arranca, e le difficoltà economiche legate a un crollo dei consumi interni, a un'inflazione pericolosamente troppo più bassa dell'obiettivo comunitario fissato al 2%, allo spettro della deflazione che comincia a diventare concreta, a un tasso di disoccupazione europeo non più a livelli preoccupanti ma addirittura allarmanti, rischiano di compromettere proprio quelle previsioni ottimistiche a medio-lungo termine e la complessiva tenuta dell'Unione Europea. altro che lo spauracchio dei populismi e dei movimenti antieuro che scaldano i muscoli e gonfiano il petto in vista delle elezioni comunitarie del 25 maggio: in gioco c'è un intero continente che faticosamente si sta tentando da decenni di far diventare qualcosa di unitario. La decisione della Bce di dare il via al quantitative easing, cioè al piano di acquisto massiccio di titoli di stato per immettere liquidità sui mercati, si candida forse come una delle migliori decisioni giuste nel momento giusto e, molto probabilmente, presa dall'uomo giusto nel posto giusto, un italiano di nome Mario Draghi. Decisione che il board della bce ha assunto all'unanimità, cioè con l'assenso convinto anche del governatore della Bundesbank Weidmann: è questa, forse, la notizia dentro la notizia. La Bce comprerà dalle banche dell'Eurozona i titoli di stato che detengono per un importo complessivo fino a mille miliardi di euro in dodici mesi, ottanta miliardi al mese. in dollari fanno quasi 1400 miliardi, curiosamente la stessa cifra stanziata dalla Federal Reserve che per un anno ha deciso di immettere liquidità nell'economia americana comprando titoli e stampando moneta (stessa cosa ha fatto anche la Bank Of Japan). la Bce non può stampare moneta, ma ha possibilità "pressoché illimitate" per fare tutto il resto: i titoli acquistati dalla Bce dalle banche (quelle ovviamente con i bilanci a posto, bilanci che ancora per qualche settimana saranno sotto la verifica proprio della Bce) si tramuteranno in liquidità per gli stessi istituti di credito. che avranno due "priorità " immediate: rimetterla in circolo per far ripartire l'economia abbattendo l'ormai insostenibile credit crunch provocato dal cortocircuito innescato anche dalle regole di Basilea3 e ristrutturare finanziariamente le proprie sofferenze bancarie attraverso la possibilità di poter concepire (grazie a parte dei proventi della vendita dei titoli di stato) per le imprese e le famiglie dei piani di rientro adesso compatibili col ritorno alla concessione del credito. Metaforicamente è come far ripartire un'auto con la batteria, scarica con i cavetti collegati a un'altra batteria: se l'alternatore funziona, si rimetterà in moto, ritornerà a circolare e quella batteria scarica torneerà carica proprio grazie al motore che si rimette a girare. Ma non solo: la Bce ha previsto un aumento dell'inflazione su scala europea sino a raggiungere nuovamente quel 2% dei Trattati e questo anche da noi porterà su l'inflazione che, in accoppiata al calo costante dei rendimenti dei nostri Btp decennali, contribuirà ad abbassare il costo netto del nostro debito pubblico e lo stesso spread con la Germania, liberando nuove risorse per la crescita senza necessariamente tentare di aggirare o dilazionare i vincoli di bilancio pattuiti in sede europea. d'altronde proprio Stati Uniti e Giappone dimostrano come il quantitative easing, applicato nel momento giusto e con "la macchina a posto" abbia fatto ripartire le economie di Washington e Tokyo. il successo politico e strategico della scelta del modello di quantitative easing che la Bce metterà in pratica sta proprio nell'appoggio convinto della Germania. Ma anche interessato: quasi tutte le banche regionali tedesche, che sono la vera innervatura economico-finanziaria in Germania, sono strangolate nei bilanci da una quantità enorme di titoli ormai quasi fuori mercato. Motivo più che sufficiente ad aderire, vista la contrarietà di Berlino all'unione bancaria, se non per le banche sistemiche (cioè quelle nazionali e sovranazionali), giacché unione vuol dire anche uniformità di gestione e controlli continui e diretti da parte della Bce. Su tutte le banche, anche quelle regionali.
venerdì 3 gennaio 2014
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