Carta vince carta perde: la signora della truffa
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Prima metà del 2011: si verifica un alto rendimento dei Bund (3,28%, btp
italiani 4,8%, spread 152), a cui si deve aggiungere il dubbio valore dei
titoli tossici e delle perdite sui titoli greci nei portafogli delle banche
tedesche per almeno 150 miliardi di euro. Scatta la tensione nel sistema
finanziario privato a Berlino. A questo punto la reazione è immediata e
irresponsabile: le banche tedesche, probabilmente con l’appoggio implicito del
proprio governo, decidono di trasferire la crisi potenziale del loro sistema
bancario privato e del loro connesso debito sovrano sui paesi considerati più
deboli dell’eurozona. Come? Vendendo e dando indicazioni generalizzate di
vendita dei titoli pubblici di questi Stati, soprattutto Grecia, Italia e Spagna, sul
mercato secondario. E scoppia la fase due della “peggiore crisi dal 1929”: i rendimenti
dei titoli pubblici italiani, spagnoli e greci si impennano sul mercato delle
aste. Solo Deutsche Bank a giugno 2011 si libera di 8 mld di euro in BTP
italiani. Quindi, di fatto succede che, vendendo senza sosta titoli pubblici di
Italia, Grecia e Spagna, simmetricamente migliora il rendimento dei Bund
tedeschi, che diventano titoli rifugio in Europa. Non solo, ma acquistano anche
un potere contrattuale senza precedenti che mette nelle condizioni la Germania
di Angela Merkel di egemonizzare le politiche economiche dell’eurozona,
determinando solo per Berlino il verificarsi delle condizioni di una crescita
economica costante ed esponenziale. Così, la Germania è passata dall’entrare in
una crisi finanziaria a una vittoria sul campo sia nella finanza privata che in
quella pubblica: con una truffa. Nel frattempo a leccarsi le ferite, preso in
contropiede e tramortito, è il resto d’Europa, quello manifatturiero, quello
che produce, innova, crea ed esporta, con un crollo dei consumi interni senza
precedenti e un indice di disoccupazione continentale ormai al 12%, un record. E l’impasse rischia di durare fino a settembre 2013,
data delle elezioni tedesche. La teoria dei compiti a casa divulgata in
malafede da Angela Merkel si è dimostrata ovviamente sbagliata e recessiva e sono
state svelate le conseguenze negative che essa ha portato, in termini di
economia reale nei paesi sottoposti a cure rigorose molto ben oltre il dovuto.
Ma anche in termini di blocco di trasmissione della politica monetaria, che la
Banca Centrale Europea a guida Mario Draghi ha cercato di far convergere
progressivamente verso l’impostazione espansiva adottata dalle altre banche
centrali mondiali. Con l’opposizione, indovinate di chi? Della Germania di
Angela Merkel e del Governatore della Bundesbak Weindmann.
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