mercoledì 17 aprile 2013

La sindrome del bunker. Settant'anni dopo.


 L'economia mondiale continuerà a crescere, ma sarà un processo squlibrato, con l'eurozona che addirittura potrebbe pregiudicare la situazione globale per la sua scarsa attitudine alla crescita, ma anche per situazioni di stallo politico come quella italiana. Il fondo monetario internazionale, nelle sue previsioni globali non usa mezzi termini. Difficile la situazione del nostro paese, con ilpil in picchiata nel 2013 dell'1,5% e in leggera crescita l'anno prossimo, con la disoccupazione che impenna al 12% quest'anno, per aumentare ancora nel 2014,sopra la media europea. Numeri a cui aggiungere il rapporto debito pil, sopra il 130% e sopra il 120% fino al 2018. L'italia, nonostante tutto, dice il fondo, è sulla buona strada. Previsione confermata dall'ottimo risultato del btp italia: in due giorni collocati titoli per 17 mld di euro. Da Strasburgo il presidente della bce Draghi conferma la ripresa europea da metà anno, anche se rischia unaspirale negativa, come peraltro testimonia proprio oggi il crollo della fiducia delle imprese tedesche, ben oltre le previsioni degli stessi analisti di Berlino.E chiarisce: il rigore è inevitabile, ma senza crescita sono a rischio prezzi e stabilità finanziaria.  L'unione economica, ha aggiunto, non deve essere "solo caratterizzata da efficienza finanziaria, ma anche da equita' nella condivisione degli oneri". E il pensiero di molti analisti è andato alla Germania che proprio da oggi, dice la Bundesbank,deve fare i conti col suo debito pubblico, salito al record di 2.166 miliardi di euro, l'81,9% del Pil.  Rispetto al 2011 è aumentato dell'1,5%, in gran parte per l'impegno tedesco nei meccanismi di stabilità europei. Riguardo l'Italia, l'incremento rispetto al dicembre 2011 è stato di 81,5 miliardi di euro in un anno: per oltre un terzo (30mld di euro) èandato al sostegno finanziario per i paesi dell'area dell'euro, spiega la Banca d’Italia. Se anche Berlino avesse corrisposto la stessa percentuale di aumento del debito pubblico al sostegno del debito europeo come ha fatto l’Italia, lacifra si aggirerebbe sotto i 10 mld di euro. Ed appare evidente il richiamo di Mario Draghi: “L'unione economica, non deve essere solo caratterizzata da efficienza finanziaria, ma anche da equita' nella condivisione degli oneri". E in Germania, nonostante le rassicurazioni di governo e banca centrale tedesca, Stenta a decollare la ripresa. L'europa appensantita dalla crisi e da un rigorismo strabico comincia a diventare un problema serio per Berlino, che da sempre nel continente ha il suo principale mercato di sbocco per l'export tedesco. Nell'ultimo trimestre del 2012 la crescita economica della Germania ha visto una flessione dello 0,6% .stesso discorso su export, disoccupazione e attivita' manifatturiera negli ultimi due mesi. A febbraio l'export tedesco ha segnato una flessione inattesa dell'1,5% su mese, come cosi' pure l'import con un -3,8%.  Il numero dei disoccupati (dati destagionalizzati) a marzo e' aumentato a sorpresa di 13.000 unita' a 2,935 milioni, con un tasso al 6,9%. Nello stesso mese di marzo si e' verificata poi una inaspettata contrazione dell'attivita' manifatturiera, con l'indice Pmi in discesa a 48,9 punti dai 50,3 di febbraio, tornando cosi' nuovamente sotto quella quota 50 che fa da spartiacque tra espansione e contrazione del ciclo.

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