sabato 5 aprile 2014

ITALIANS DO IT BETTER

Bazooka. Misure non convenzionali. Siamo pronti a tutto. Mario Draghi lo va dicendo da tempo e da tempo va coniugando questi termini con dei concetti semplici ma inconfutabili: l'Eurozona arranca, sebbene a medio lungo termine le previsioni siano più ottimistiche. Ma adesso arranca, e le difficoltà economiche legate a un crollo dei consumi interni, a un'inflazione pericolosamente troppo più bassa dell'obiettivo comunitario fissato al 2%, allo spettro della deflazione che comincia a diventare concreta, a un tasso di disoccupazione europeo non più a livelli preoccupanti ma addirittura allarmanti, rischiano di compromettere proprio quelle previsioni ottimistiche a medio-lungo termine e la complessiva tenuta dell'Unione Europea. altro che lo spauracchio dei populismi e dei movimenti antieuro che scaldano i muscoli e gonfiano il petto in vista delle elezioni comunitarie del 25 maggio: in gioco c'è un intero continente che faticosamente si sta tentando da decenni di far diventare qualcosa di unitario. La decisione della Bce di dare il via al quantitative easing, cioè al piano di acquisto massiccio di titoli di stato per immettere liquidità sui mercati, si candida forse come una delle migliori decisioni giuste nel momento giusto e, molto probabilmente, presa dall'uomo giusto nel posto giusto, un italiano di nome Mario Draghi. Decisione che il board della bce ha assunto all'unanimità, cioè con l'assenso convinto anche del governatore della Bundesbank Weidmann: è questa, forse, la notizia dentro la notizia. La Bce comprerà dalle banche dell'Eurozona i titoli di stato che detengono per un importo complessivo fino a mille miliardi di euro in dodici mesi, ottanta miliardi al mese. in dollari fanno quasi 1400 miliardi, curiosamente la stessa cifra stanziata dalla Federal Reserve che per un anno ha deciso di immettere liquidità nell'economia americana comprando titoli e stampando moneta (stessa cosa ha fatto anche la Bank Of Japan). la Bce non può stampare moneta, ma ha possibilità "pressoché illimitate" per fare tutto il resto: i titoli acquistati dalla Bce dalle banche (quelle ovviamente con i bilanci a posto, bilanci che ancora per qualche settimana saranno sotto la verifica proprio della Bce) si tramuteranno in liquidità per gli stessi istituti di credito. che avranno due "priorità " immediate: rimetterla in circolo per far ripartire l'economia abbattendo l'ormai insostenibile credit crunch provocato dal cortocircuito innescato anche dalle regole di Basilea3 e ristrutturare finanziariamente le proprie sofferenze bancarie attraverso la possibilità di poter concepire (grazie a parte dei proventi della vendita dei titoli di stato) per le imprese e le famiglie dei piani di rientro adesso compatibili col ritorno alla concessione del credito. Metaforicamente è come far ripartire un'auto con la batteria, scarica con i cavetti collegati a un'altra batteria: se l'alternatore funziona, si rimetterà in moto, ritornerà a circolare e quella batteria scarica torneerà carica proprio grazie al motore che si rimette a girare. Ma non solo: la Bce ha previsto un aumento dell'inflazione su scala europea sino a raggiungere nuovamente quel 2% dei Trattati e questo anche da noi porterà su l'inflazione che, in accoppiata al calo costante dei rendimenti dei nostri Btp decennali, contribuirà ad abbassare il costo netto del nostro debito pubblico e lo stesso spread con la Germania, liberando nuove risorse per la crescita senza necessariamente tentare di aggirare o dilazionare i vincoli di bilancio pattuiti in sede europea. d'altronde proprio Stati Uniti e Giappone dimostrano come il quantitative easing, applicato nel momento giusto e con "la macchina a posto" abbia fatto ripartire le economie di Washington e Tokyo. il successo politico e strategico della scelta del modello di quantitative easing che la Bce metterà in pratica sta proprio nell'appoggio convinto della Germania. Ma anche interessato: quasi tutte le banche regionali tedesche, che sono la vera innervatura economico-finanziaria in Germania, sono strangolate nei bilanci da una quantità enorme di titoli ormai quasi fuori mercato. Motivo più che sufficiente ad aderire, vista la contrarietà di Berlino all'unione bancaria, se non per le banche sistemiche (cioè quelle nazionali e sovranazionali), giacché unione vuol dire anche uniformità di gestione e controlli continui e diretti da parte della Bce. Su tutte le banche, anche quelle regionali.

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