L'ecodoppler è una tecnica diagnostica che impiega l'effetto Doppler dei fluidi in movimento per rappresentare graficamente il passaggio di sangue nei vasi attraverso l'uso degli ultrasuoni. Ecco, oggi l'economia è come un sistema circolatorio complesso: complicato da fattori, politici, spesso non benevoli e da tenere sotto osservazione. magari con un ecodoppler. Appunto
martedì 27 gennaio 2015
Quelle docce senz'acqua.
venti anni fa.
un pomeriggio, io e un cameraman del telegiornale che dirigevo, la incontrammo.
era per un'intervista: il personaggio si preannunciava straordinario. una donna che per cinquanta anni aveva taciuto il suo passato e improvvisamente, spinta anche dall'adorante figlio silvio, aveva deciso di parlare. e di raccontare. tutto.
aveva voluto cominciare dal quotidiano più letto in puglia, la gazzetta del mezzogiorno. poi aveva scelto me e il giovane e scattante tg che con una pattuglia di colleghi avevamo portato in due anni al top degli ascolti in tutta la provincia tarantina.
ci raccontò la sua storia tutta d'un fiato, come se volesse togliersi un peso sopportato in silenzio e condiviso solo con la ristrettissima cerchia dei suoi cari per tutto quel tempo. con voce ferma, regolare e quasi monocorde, come se fosse improvvisamente caduta in trance, ci condusse per mano in un viaggio nel tempo, per farci assistere alla sua prigionia nei campi di sterminio, alla sua cattura tradita da una spia, mentre lei si nascondeva a milano sotto falso nome facendo traduzioni dal tedesco. da figlia unica, i genitori erano tutto il suo mondo ed erano stati eliminati dai nazisti. lei era fuggita sperando di salvarsi. ma non c'era riuscita. e così iniziò la sua incredibile e tragica avventura. vide lo sterminio, respirò l'odore acre dell'aria impregnata dal fumo del camino dei forni crematori, provò la salvezza miracolosa grazie a un kapò misericordioso che la trattenne per un braccio al momento giusto davanti a Mengele, soffrì tutte le restrizioni e le costrizioni ormai ben note di quelle fabbriche della morte. ma si salvò. resistette, si fece forza e fece forza. nel suo peregrinare di campo in campo divise per un certo periodo la baracca con anna frank, ma fu lei a salvarsi. dopo la guerra bussò all'uscio della sua casa e le aprì un'altra donna, sconosciuta, che l'aveva occupata. c'erano ancora i mobili con le foto e i quadri di famiglia attaccati alle pareti : chiese di potersene portare via almeno uno, le fu concesso e se ne andò, con il passato cancellato, deturpato, espropriato, annullato. mentre ci raccontava tutto questo, elisa rimaneva a testa alta davanti alla telecamera: gli occhi azzurri fissi nei miei, le mani nodose e ancora aggraziate (aveva 77 anni allora) a tormentare un fazzoletto bianco orlato di pizzo...e la voce che sembrava ancora stupita di narrare quell'orrore dopo cinquanta anni a un giornalista di ventotto. io l'ascoltavo impietrito su una poltrona, con il microfono incollato alla mano e tutti i muscoli paralizzati dalla tensione del racconto che le sue parole mi rendevano vivido. i miei occhi vedevano attraverso le sue parole e le domande preparate in anticipo erano come svanite: avevano avuto pudore e se n'erano volate via. era lei che guidava con le sue memorie. a due passi silvio, suo figlio, la guardava fiero di averla convinta a raccontare dopo mezzo secolo: perchè nessuno dimenticasse.
silvio se n'è andato qualche anno fa, tradito dal suo cuore immenso: un'altra terribile prova per elisa. un genitore, mi disse, non dovrebbe mai sopravvivere al proprio figlio...
da quel giorno di venti anni fa io ed elisa siamo stati uniti da un rapporto speciale. io le dissi: ci stai a farti adottare come nonna? lei mi sorrise con gli occhi lucidi: aveva accettato. quel giorno il mio cameraman pianse alla fine dell'intervista. quel giorno elisa capì che avrebbe dovuto raccontare a più non posso. e lo ha fatto.
ha parlato per dieci anni a migliaia di giovani e giovanissimi che, come me, l'hanno adottata come nonna speciale. ha continuato a lottare come nel passato fino alla fine, ma stavolta contro il cancro. prima di morire ci siamo rivisti a roma: continuava a girare per l'italia invitata da decine di scuole e istituzioni pubbliche. aveva superato tre interventi chirurgici e aveva dei tubi che le spuntavano dai vestiti sempre ordinati e inappuntabili. era orgogliosa di quelle operazioni: a 87 anni, mi ha detto, è come se fossi sopravvissuta a un altro sterminio. ci siamo abbracciati e ci ci siamo coccolati davanti a una tazza di the. sei mesi dopo se n'è andata. con lei il cancro ha perso: si è presa elisa, ma elisa è riuscita a terminare la sua missione. ciao elisa, finalmente di nuovo insieme ai tuoi uomini adorati: tuo padre, tuo marito e tuo figlio.
quattro anni dopo quella mia intervista scrisse "il silenzio dei vivi" edito da marsilio
nel 2003 il resto del suo racconto, dedicato ai giovani: "l'eco del silenzio" edito da marsilio
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da wikipedia
Elisa Springer (Vienna, 1918 - Matera, 20 settembre 2004), scrittrice ebrea.
Nata da una famiglia di commercianti di origine ungherese, rifugiatasi a Milano nel 1940, sopravvisse ad Auschwitz dove era stata deportata nel 1944 e dove rimase prigioniera fino a maggio del 1945. Conobbe personalmente Anna Frank.
Nel 1946 si trasferì definitivamente in Italia e trascorse il resto della vita a Manduria in provincia di Taranto. A memoria della sua sofferenza e degli orrori del nazifascismo nei confronti degli ebrei, scrisse un'autobiografia, Il silenzio dei vivi, edita da Marsilio editore (Venezia, 1997). Degli ultimi anni della sua esistenza vissuti in Puglia, si ricordano l'impegno, il coraggio e la determinazione nell'inculcare ai giovanissimi l'etica della pace e l'esaltazione della uguaglianza tra i popoli e le religioni, come quando parlò ai giovani cattolici siciliani riuniti a Caltanissetta. Questo impegno è culminato nella pubblicazione, un anno prima della morte, del suo secondo libro, L'eco del silenzio. La Shoah raccontata ai giovani.
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