Commercio, carburanti,
taxi, professioni, energia, servizi pubblici locali, farmacie. Sono i punti che
delimitano il perimetro del progetto, indubbiamente ambizioso, che si traduce
nella nuova parola magica da evocare per invocare un cambiamento purchè sia:
liberalizzazioni. Liberalizzare di per sé non è una brutta cosa: in fondo,
tagliando vincoli che qua e la’ hanno generato indubbi privilegi, si genera
inevitabilmente concorrenza. Più concorrenza genera a sua volta quello spirito
di competizione che porta a fare offerte migliori, sempre più innovative,
quindi alla fine più convenienti sia per l’utente che per il consumatore.
Aggiungendo, a questo, che una concorrenza vera su un mercato veramente
competitivo alla fine produce nuovi posti di lavoro, nuove professionalità,
nuova linfa per l’indotto. Insomma, contribuisce a produrre più benessere. Il
buon esempio della liberalizzazione del settore telefonico è sotto gli occhi di
tutti. Peccato che sia l’unico esempio. Peccato che i principi ispiratori delle
liberalizzazioni in Italia si siano tradotti molto spesso in sonore fregature.
Peccato che, essendo l’Italia il paese in cui è impossibile fare rivoluzioni “perché
ci si conosce un po’ tutti”, i bei propositi esposti inizialmente rischiano di
restare eterei come i sogni che svaniscono all’alba.
In
italia liberalizzare assicurazioni auto, carburanti, gas, trasporti
ferroviari ed urbani e servizi finanziari è costato alle
famiglie quasi 110 mld di euro. Insomma, contrariamente alle aspettative
legittime derivanti dal più semplice dei progetti liberalizzatori, prezzi e
tariffe sono aumentati per il formarsi di veri e propri cartelli tra le
compagnie, più volte denunciate dalla stessa Autorità Antitrust. Oltre che
dalla telefonia, qualche vantaggio è arrivato solo dall’apertura del mercato
dell’energia, con risparmi effettivi di quasi sette miliardi di euro: In 17
anni, dal 1994 al 2011, ogni famiglia italiana ha dovuto sborsare quasi
cinquemila euro in più, quasi trecento all’anno, la metà dei quali imputabili soltanto
all’aumento delle tariffe assicurative. L’altra voce che ha inciso pesantemente
sui conti delle famiglie italiane è stata
quella dei servizi finanziari (costo dei conti correnti, dei bancomat,
commissioni varie, etc.). Non è andata meglio per il gas. Oggi il progetto
liberalizzatore parte da due battaglie ideologiche: quella sui tassisti e
quella sul commercio libero.
Commercio
Negozi aperti, sempre. Anche
di domenica e nei giorni festivi, teoricamente senza limiti di orario.
L’immagine evoca le scene di quei film americani dove si vedono drugstore
aperti 24 ore su 24. L’idea in effetti affascina più per la comodità di poter
trovare un negozio aperto alle 22 che per l’esotismo del progetto in se’. Poi,
però bisognerebbe pensare al costo del personale, alla vivibilità in orari
notturni (soprattutto per ristoranti, pub e bar), alla sicurezza degli stessi
commercianti e ai costi per sostenere l’aumento di polizia e carabinieri in
orari serali e notturni. Insomma, più convenienza per il consumatore, ma per
gli esercenti che vantaggi concreti porterebbe il progetto? Nessuno sa dirlo,
ma sono in tanti a protestare. Intanto nel resto d’Europa i negozi aprono e
chiudono a orari fissi.
Taxi
Raddoppio
delle licenze e libertà di esercizio su tutto il territorio nazionale. La
categoria è sul piede di guerra, fa blocchi selvaggi, mette in ginocchio le
grandi città. Raddoppiare le licenze, dicono, significa dimezzare i già
risicati guadagni, erosi pure dalle tariffe assicurative e dai costi del
carburante alle stelle. Il tempo dirà se hanno ragione o no, resta il dubbio
comunque: quanto serve al consumatore raddoppiare le licenze dei tassisti, se
poi le tariffe restano bloccate ai massimi e, comunque, di competenza dei
sindaci?
Detto questo, il quesito
si presenta da solo: l’Italia è pronta per la riproposizione della “lenzuolata 2.0” ? Concorrenza vera e
mercato veramente competitivo: siamo una nazione disposta a questo sacrificio,
anzi a questa rivoluzione? “In Italia la rivoluzione non si fa: ci conosciamo
tutti”, diceva nel 1949 il saggio deputato Crescenzo Mazza. I propositi liberalizzatori
di Supermario potrebbero infrangersi miseramente, tra le resistenze incrociate
di una moltitudine di categorie che, volenti o no, sono la stragrandissima
maggioranza degli italiani. Che, ovviamente, mediamente ogni tre anni vanno a
votare per il rinnovo del Parlamento… Monti ce la farà? Certo, certissimo, anzi
probabile.
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