A Bruxelles tutti di nuovo
attorno a un tavolo, ancora una volta. E ancora una volta in previsione di un
nuovo vertice, previsto a fine gennaio. Di nuovo tutti li’ riuniti attorno a un
tavolo. L’Unione Europea è un’entità politicamente virtuale, che si fa scudo
dell’unità monetaria espressa dall’Euro proprio per non mettere in discussione
la sua disomogeneità strutturale: nelle culture, nelle politiche, nelle
società, nei sentimenti. Ma l’euro comunque ha unito un continente, anche se
soltanto nella parte relativa alle politiche monetarie, e nella crisi attuale
la sola unità monetaria basta e avanza a tenere tutti sulla stessa barca,
almeno per il momento. Unità monetaria che per continuare ad esistere ha
bisogno però di omogeneità politica: nelle scelte, nelle decisioni, ma
soprattutto nella condivisione delle cause e degli effetti. Delle azioni e
delle reazioni.
Causa ed effetto
Un economista americano negli
anni Settanta aveva capito il meccanismo che innescava la ciclicità delle crisi
economiche: si chiamava Hyman Minsky. Secondo Minsky il sistema finanziario è instabile in sé : all'origine di ogni crisi c’è
un evento esterno che spinge i soggetti economici (privati, industrie, banche e
governi) a credere nell’imminente aumento del valore delle attività, sia reali
che finanziarie. Quindi si verifica un’espansione del credito finalizzato ad
aumentare i guadagni innescati dall’evento esterno. L’espansione del credito diventa
incontenibile per effetto delle spinte speculative e ovviamente corrisponde all’aumento
del debito, che inevitabilmente va a impattare sulla fine del fenomeno
espansivo. I tassi di mercato variano, la bolla esplode, il panico si propaga. E
la crisi è servita.
Nel nostro caso l’”evento
esterno” si chiama eccesso di liquidità, che ha portato a impieghi spericolati
del denaro disponibile, all’allargamento indiscriminato della base creditizia,
all’esplosione della bolla immobiliare con i titoli tossici e i mutui subprime.
Ecco, se L’unione Europea
fosse davvero quello che si vorrebbe che fosse, avrebbe dovuto cogliere prima e
condividere subito dopo non solo la causa, ma soprattutto gli effetti di uno
tsunami all’orizzonte. Avrebbe dovuto congegnare azioni da mettere in atto per
non abbandonarsi all’incontenibilità dell’espansione del credito e reazioni per
contrastarne le resistenze da parte degli speculatori, ovviamente interessati a
un irragionevole quanto innaturale orgasmo finanziario perpetuo. Ma così non è
andata.
La forza dell’anello debole
La probabilità di
funzionamento di un sistema equivale alla probabilità di funzionamento del
componente più delicato: è la cosiddetta teoria dell’anello debole. Fu
elaborata negli anni Cinquanta da un ingegnere svedese, W.Weibull. Grazie alle
sue formule matematiche, ancora oggi si calcola l’affidabilità di una
molteplicità di cose: da un pezzo di ceramica all’aspettativa di vita media su
cui basare l’offerta di polizze vita e vitalizi, fino ai componenti aeronautici
e spaziali. Il concetto è semplice, come tutti i concetti rivoluzionari e
fondamentali: ogni catena per resistere deve sfruttare la forza del suo anello
debole, perché è l’anello debole a tenerla in tensione. Quanto può resistere l’anello
debole? E come fare per limitare al massimo la probabilità di collasso?
Appare evidente che il sistema,
o la catena se volete, è l’Europa. Altrettanto evidente, in questi momenti di
fortissima tensione, quale sia l’anello debole. L’anello debole, colpo di
scena, è l’Euro (…quanti hanno pensato “Italia”?). Già, proprio così. Oggi a
rischiare è il futuro della stessa Unione Europea. Divisa ideologicamente tra
rigore e crescita, con improbabili alchimisti che qua e là (Italia compresa)
tentano inutilmente di coniugarli, come se si potesse crescere restando a dieta
stretta per anni. Bisognerà fare una scelta, bisognerà correre un rischio, o
cogliere un’opportunità, dipende dai punti di vista. Ma non si potrà
prescindere dal riconsiderare il ruolo della Banca Centrale Europea, dandole
pieni poteri di difesa della valuta e di vigilanza. Magari decidendosi a
svalutare l’Euro, portandolo al tasso di parità con il dollaro. Aumenterà l’inflazione?
Beh, se l’alternativa è il ritorno alle monete nazionali tutte in ostaggio del
supermarco….
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